lunedì 8 aprile 2024

Biografia

 Antoniazzo Romano


Antonio di Benedetto degli Aquili detto Antoniazzo
Romano (1430-1435 circa – Roma, 17 aprile 1508)
Fu uno dei pittori principali della scuola romana del Rinascimento.
Eseguì - probabilmente tra il 1464 e il 1465 - con la sua bottega la
decorazione ad affresco della cappella Bessarione nella Basilica
dei Santi Apostoli, a Roma. La sua prima opera conosciuta è
la Madonna del Latte conservata al Museo civico di Rieti (1464),
seguita dal trittico conservato nella chiesa di San Francesco
a Subiaco (1467).
Al 1468 si data il ciclo di affreschi sulla vita di Santa Francesca
Romana nel monastero delle Oblate di Tor de' Specchi.
Il periodo più proficuo e noto del suo lavoro si ha tra il 1475 e
il 1490 soprattutto a Roma: è del 1475 circa la Madonna di papa
Leone I (conservata oggi a Dublino, National Gallery). Nello stesso
anno Antoniazzo operò anche in Vaticano con Domenico
Ghirlandaio e poi con Melozzo da Forlì, mentre nel 1480-
1482 lavorava con il Perugino nella Cappella Sistina. Del 1476 è il
trittico Madonna con il Bambino tra i santi Pietro e Paolo e il
conte Onorato II Caetani, realizzato per la cattedrale di S. Pietro
Apostolo a Fondi, nel Regno di Napoli (Pesiri); il rapporto con il
ramo napoletano della famiglia Caetani si concretò anche nella
tavola della Madonna con il Bambino tra i santi Stefano e Lucia,
ora nel Museo diocesano di Capua, commissionatagli
dall'arcivescovo capuano Giordano Caetani intorno al 1492 per la
sua cappella nel duomo di quella città.
Recentemente attribuito ad Antoniazzo è il ciclo con le Storie
dell'invenzione della vera croce (fine XV secolo) che decora la
calotta absidale della basilica di Santa Croce in Gerusalemme, a
Roma, opera a lungo attribuita al Pinturicchio. Altra notevole
prova di Antoniazzo è l'affresco con il Trionfo di Gentile Orsini,
ammirabile nel Castello di Bracciano.
Intorno al 1483 si data il ciclo di affreschi nel presbiterio della
chiesa di San Giovanni Evangelista a Tivoli, che "rappresenta uno
dei capisaldi fondamentali per la storia della pittura del
Rinascimento nel Lazio" (Paolucci).
Importanti furono i contatti avuti con pittori di Viterbo (probabili
con Lorenzo da Viterbo e Antonio del Massaro da Viterbo, detto il
Pastura) e dell'Alto Lazio. Infatti la penultima opera datata è la
pala di Santa Maria del Prato a Campagnano di Roma (1497), di
cui si conserva solo il frammento oggi al Museo civico di Viterbo,
mentre l'ultima datata è la tavola con l'Annunciazione e il
cardinale Torquemada nella basilica romana di Santa Maria sopra
Minerva (1500).



domenica 7 aprile 2024

Annunciazione - Antoniazzo Romano - Chiesa di Sant’Onofrio al Gianicolo

 Annunciazione

Antoniazzo Romano

Chiesa di Sant’Onofrio al Gianicolo


Prima cappella a destra
Nelle due vele della volta sono dipinti l’angelo annunziante sormontato dalla figura dell’Eterno benedicente a mezzo busto, e la Vergine annunziata in ginocchio davanti a una tenda damascata che suggerisce un interno domestico. 

La composizione, attribuita a Antoniazzo Romano e databile nell’ultimo decennio del ‘400, replica il modello dell’Annunciazione della Camera di Santa Caterina alla Minerva.



Natività e i santi Andrea e Lorenzo - Antoniazzo Romano - Palazzo Barberini

 Natività e i santi Andrea e Lorenzo

Antoniazzo Romano

Palazzo Barberini


L’opera di Antoniazzo Romano mostra in primo piano la Madonna e San Giuseppe, colti in adorazione di fronte al bambino, affiancati da San Lorenzo e da San Andrea, connotati con i simboli dei loro rispettivi martiri.

 Dietro la sacra famiglia appare la capanna, corredata dalle figure secondarie dei pastori, assorbiti nella contemplazione del messaggio celeste. Tutti i personaggi si posizionano a cerchio attorno alla figura centrale del Bambino, mentre un panorama arioso si staglia come una quinta scenica.

Longhi, rimarcando questo elemento, sostiene l’attribuzione del dipinto ad Antoniazzo Romano, avvicinando l'ambientazione all’immagine di un “tardo meriggio di Sabina”, che rivela parimenti ascendenze paesaggistiche affini a quelle proposte dall’immaginario pittorico di Piero e Bellini.

L’ambientazione, secondo lo studioso, potrebbe riferirsi alla campagna attorno a Tivoli, Ariccia o Viterbo mostrando sullo sfondo una città arroccata sulle pendici di un colle e la sagoma acuminata degli appennini che svetta verso l’orizzonte, benché probabilmente tale scenario sia da intendersi come una sintesi di svariati panorami laziali, e dunque prodotto della fantasia dell’artista.

 Il dipinto anticamente apparteneva alla collezione Contini Bonacossi di Firenze, originariamente dato a Ghirlandaio.

L’opera venne trafugata nel 1944 dai nazisti, insieme ad altre opere della raccolta Contini Bonacossi, per portarla in Germania. Viene recuperata da Rodolfo Siviero nel 1952, riportandola a Palazzo Barberini



Annunciazione - Antoniazzo Romano - Pantheon

 Annunciazione

Antoniazzo Romano

Pantheon


Pantheon, secondo altare a destra
Entro un grande arcone dipinto in prospettiva si svolge l’Annunciazione (affresco riportato su tela), con la Vergine in ginocchio su un semplice sgabello ligneo e l’angelo annunciante che le porge il giglio; in lato, affacciato da nuvole, Dio Padre benedicente. La scena è ambientata di fronte ad un elegante prospetto classicheggiante suddiviso da paraste con capite lli corinzi; il dipinto è assegnato a Antoniazzo Romano.


Affreschi della Cappella del Cardinale Bessarione - Antoniazzo Romano - Basilica dei Santi XII Apostoli

 Affreschi della Cappella del Cardinale Bessarione

Antoniazzo Romano

Basilica dei Santi XII Apostoli


La Cappella Bessarione - così denominata in quanto luogo deputato ad accogliere i resti mortali dell’insigne cardinale bizantino - presenta un ciclo di affreschi che, progressivamente deteriorato ed occultato tra il XVI e il XVIII secolo, viene occasionalmente rinvenuto nel 1959 da Clemente Busiri Vici durante lavori di manutenzione nell’ala di Palazzo Colonna addossata ai Santi Apostoli: attraverso un’apertura, l’architetto ritrova l’abside imbiancata e, rimossi alcuni tratti di scialbo, brani
della decorazione originaria quattrocentesca.

Nella fascia superiore del registro centrale dell’abside trovano posto i due splendidi riquadri relativi alle Storie di S. Michele Arcangelo, il Miracolo del toro sul Monte Gargano e la Processione verso il Monte Tumba, separati da un’alta candelabra e contornati da una finta cornice architettonica.

Nel catino absidale, Cristo in gloria tra le schiere angeliche; di questo affresco è stata recuperata la parte inferiore, dove sono visibili un lembo del manto del Redentore e parte dei cori angelici.
Sempre in questa zona, al tempo della “riscoperta” della cappella, fu rinvenuta un’edicola marmorea: in origine vi trovava posto la tavola lignea raffigurante una Madonna con Bambino, attribuita ad Antoniazzo Romano e probabilmente commissionata dal Niceno, successivamente spostata da padre Malvasia nell’odierna Cappella Bonaventura.

Completa la decorazione della cappella, nella parte inferiore, l’immagine della Madonna con bambino tra le sante Eugenia e Claudia.



mercoledì 3 aprile 2024

Storie di vita di Santa Francesca Romana - Antoniazzo Romano - Monastero delle Oblate tor de Specchi

Storie di vita di Santa Francesca Romana 

Antoniazzo Romano

Monastero delle Oblate tor de Specchi 



La Congregazione delle Oblate, che ancora oggi vive in questo monastero, fu fondata nel 1433 proprio da Santa Francesca Romana, come unione spontanea di donne laiche dedite al servizio dei bisognosi. Dopo l’autorizzazione del culto della fondatrice, avvenuta intorno al 1460, le oblate e il folto gruppo di
famiglie che avevano conosciuto la santa, avviarono la decorazione dell’oratorio, affidandola ad uno dei maestri più in voga a Roma in quegli anni, Antoniazzo Romano “pictor urbis”.

Sotto la scena dei funerali della santa si legge la data 1468, data considerata la fine dei lavori degli affreschi della cosiddetta chiesa vecchia. 
La narrazione sulle pareti del piccolo ambiente illustra i miracoli compiuti, in vita e dopo la morte, da Santa Francesca e le sue visioni. Le scene sono molto chiare, semplici, comprensibili. I personaggi sono quelli essenziali, utili alla narrazione, così come le ambientazioni.

Al di sotto di ogni scena ci sono iscrizioni in volgare che esplicitano il racconto..
La serie più importante è quella della chiesa vecchia. Le pitture si svolgono sulle quattro pareti della piccola chiesa, in una doppia serie, l’una all’altra sovrapposta, di quadri circoscritti da comici a fogliami. Nella parete di fondo la serie è interrotta dall’unico altare, sul quale campeggia un grande affresco rappresentante la Vergine in trono in atto di allattare il bambino con S. Francesca e S. Benedetto ai lati.


 

Storie della Vera Croce - Antoniazzo Romano - Basilica di Santa Croce in Gerusalemme

 Storie della Vera Croce

Antoniazzo Romano

Basilica di Santa Croce in Gerusalemme


L’affresco nel catino absidale della basilica di Santa Croce in Gerusalemme racconta la ‘Storia della Vera Croce" dipinto di Antoniazzo Romano  e si sviluppa su una fascia semicircolare .

In ordine cronologico, e da sinistra a destra, vediamo l’imperatrice Elena, già a Gerusalemme, che domanda a un ebreo, chiamato Giuda, in quale posto è nascosta la Vera Croce, perché si diceva che questa persona era a conoscenza del segreto. Nonostante la sua iniziale resistenza, alla fine Giuda rivela che la croce si trova in una cisterna sotto il tempio di Venere, fatto costruire dall’imperatore Adriano sul Golgota e che Costantino stava facendo smantellare per costruire, in quello stesso luogo, la basilica
del Santo Sepolcro.

L’affresco ci mostra come delle persone, scavando, portano alla luce tre croci. Come si faceva a distinguere la vera Croce dalle altre due? Ed ecco che in quel momento passa un corteo funebre. Fanno stendere la salma su ciascuna delle croci e, a contatto con la terza croce, il morto risuscita. Infatti, nella terza scena vediamo una persona nuda seduta su una croce che ritorna in vita. Nella scena seguente, in corrispondenza con il centro dell’affresco, l’imperatrice Elena sostiene la croce ritrovata. Al suo fianco, inginocchiato, vediamo il cardinale committente dell’opera e titolare della basilica dal 1478 al 1495, ossia Pedro González de Mendoza, arcivescovo di Toledo, che la fece anche restaurare in preparazione del Giubileo del 1500.

La leggenda dice che l’imperatrice Elena divise la croce in tre parti: una la lasciò a Gerusalemme, la seconda la mandò a Costantinopoli al figlio Costantino e la terza la portò con sé a Roma. La parte destra dell’affresco ci parla della storia della parte della croce rimasta a Gersalemme. Nel 614 viene trafugata dall’imperatore di Persia Cosroe II e nel 627 l’imperatore bizantino Eraclio riesce finalmente a recuperarla.
 
Nell’affresco vediamo due schieramenti di uomini armati, ai due lati di un ponte, che assistono a un duello fra Eraclio ed il figlio di Cosroe. Eraclio trionfante a cavallo e con la croce in mano va verso Gerusalemme per riporre la reliquia al suo posto. Ma su una nuvoletta, a destra, appare un angelo che intima all’imperatore di entrare a Gerusalemme non in pompa magna, ma con umiltà, come fece Cristo. Quindi l’ultima scena ci mostra come Eraclio, a piedi e senza ornamenti, si dirige verso Gerusalemme con la croce in spalla.

 

Annunciazione - Antoniazzo Romano - Chiesa di Santa Maria sopra Minerva

 Annunciazione

Antoniazzo Romano

Chiesa di Santa Maria sopra Minerva



Questa raffinatissima Annunciazione fu dipinta e lavorata da Antonio di Benedetto degli Aquili detto Antoniazzo Romano  tra il dicembre 1499 e il marzo 1500 in vista del Giubileo dello stesso anno indetto da Alessandro VI Borgia (1492-1503). Il dipinto fu commissionato per la chiesa domenicana di Roma di S. Maria sopra Minerva, nello specifico per la sua cappella privata, dal cardinal Torquemada, fondatore della confraternita dell’Annunziata. Tale confraternita era stata istituita per garantire una dote alle fanciulle, così da dare loro l’opportunità di trovare un consorte, evitando di doversi auto-sostentare attraverso attività non dignitose, ma molto comuni, come la prostituzione.

Nel dipinto la Vergine Maria, mentre l'arcangelo Gabriele le annuncia il concepimento verginale di Gesù, è occupata a consegnare la dote ad alcune giovani vestite di bianco che le vengono presentate dal Torquemada, il quale è a sua volta vestito semplicemente con l'abito domenicano, ma la cui carica è segnalata dal rosso cappello cardinalizio appoggiato sulla sua gamba.

Il gruppo delle giovani ragazze presentate dal cardinale è qui raffigurato secondo una scala proporzionale più piccola, metodo questo tipicamente medievale per differenziare l'ambito umano (raffigurato dalle fanciulle e dal cardinale) da quello soprannaturale (raffigurato dalla Madonna e l'Arcangelo Gabriele).


 

San Sebastiano con due donatori - Antoniazzo Romano - Palazzo Barberini

 San Sebastiano con due donatori

 Antoniazzo Romano

Palazzo Barberini


San Sebastiano e due donatori è un dipinto (olio su tavola, cm 179 × 107) realizzato tra il 1480 e il 1485, dal pittore italiano Antonio di Benedetto degli Aquili, detto Antoniazzo Romano.

Il dipinto San Sebastiano e due donatori raffigura al centro il martire Sebastiano addossato alla colonna di marmo e trafitto dalle frecce. Ai suoi piedi sono raffigurati i due donatori genuflessi, (in proporzioni nettamente inferiori rispetto al santo in primo piano) in cui è possibile riconoscere le figure di Onorato II Caetani D’Aragona, conte di Fondi, e di suo figlio Pietro Bernardino Caetani D’Aragona.

 

Madonna con Bambino tra san Paolo e san Francesco d'Assisi - Antoniazzo Romano - Palazzo Barberini

  Madonna con Bambino tra san Paolo e san Francesco d'Assisi 

Antoniazzo Romano

Palazzo Barberini


La Madonna col Bambino, San Paolo e San Francesco è un dipinto (olio su tavola, cm 166×165) realizzato nel 1487, dal pittore italiano Antonio di Benedetto degli Aquili, detto Antoniazzo Romano.

La pala la Madonna col Bambino, San Paolo e San Francesco viene realizzata da Antoniazzo Romano per la chiesa francescana di Poggio Nativo a Rieti, e raffigura, su un fondo oro, la Vergine seduta in trono con in braccio il Bambino, maestosa e  regale, e ai lati i due santi in piedi, che si impongono nello spazio circostante.

Biografia

 Antoniazzo Romano Antonio di Benedetto degli Aquili detto Antoniazzo Romano (1430-1435 circa – Roma, 17 aprile 1508) Fu uno dei pittori pri...