Storie della Vera Croce
Antoniazzo Romano
Basilica di Santa Croce in Gerusalemme
L’affresco nel catino absidale della basilica di Santa Croce in Gerusalemme racconta la ‘Storia della Vera Croce" dipinto di Antoniazzo Romano e si sviluppa su una fascia semicircolare .
In ordine cronologico, e da sinistra a destra, vediamo l’imperatrice Elena, già a Gerusalemme, che domanda a un ebreo, chiamato Giuda, in quale posto è nascosta la Vera Croce, perché si diceva che questa persona era a conoscenza del segreto. Nonostante la sua iniziale resistenza, alla fine Giuda rivela che la croce si trova in una cisterna sotto il tempio di Venere, fatto costruire dall’imperatore Adriano sul Golgota e che Costantino stava facendo smantellare per costruire, in quello stesso luogo, la basilica
del Santo Sepolcro.
L’affresco ci mostra come delle persone, scavando, portano alla luce tre croci. Come si faceva a distinguere la vera Croce dalle altre due? Ed ecco che in quel momento passa un corteo funebre. Fanno stendere la salma su ciascuna delle croci e, a contatto con la terza croce, il morto risuscita. Infatti, nella terza scena vediamo una persona nuda seduta su una croce che ritorna in vita. Nella scena seguente, in corrispondenza con il centro dell’affresco, l’imperatrice Elena sostiene la croce ritrovata. Al suo fianco, inginocchiato, vediamo il cardinale committente dell’opera e titolare della basilica dal 1478 al 1495, ossia Pedro González de Mendoza, arcivescovo di Toledo, che la fece anche restaurare in preparazione del Giubileo del 1500.
La leggenda dice che l’imperatrice Elena divise la croce in tre parti: una la lasciò a Gerusalemme, la seconda la mandò a Costantinopoli al figlio Costantino e la terza la portò con sé a Roma. La parte destra dell’affresco ci parla della storia della parte della croce rimasta a Gersalemme. Nel 614 viene trafugata dall’imperatore di Persia Cosroe II e nel 627 l’imperatore bizantino Eraclio riesce finalmente a recuperarla.
Nell’affresco vediamo due schieramenti di uomini armati, ai due lati di un ponte, che assistono a un duello fra Eraclio ed il figlio di Cosroe. Eraclio trionfante a cavallo e con la croce in mano va verso Gerusalemme per riporre la reliquia al suo posto. Ma su una nuvoletta, a destra, appare un angelo che intima all’imperatore di entrare a Gerusalemme non in pompa magna, ma con umiltà, come fece Cristo. Quindi l’ultima scena ci mostra come Eraclio, a piedi e senza ornamenti, si dirige verso Gerusalemme con la croce in spalla.

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